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28.1.04

Precario_blog
Oltre al blog Figli di un co.co.co. minore , ne esistono altri che "manifestano" i disagi del lavoro precario. Ad esemio Precari Determinati, sito internet dei lavoratori a tempo determinato (precari) ISTAT oppure Sinavar, un blog personale di un "Cronista sposato, con figlia a carico, che si fa delle domande. Partendo dal fatto che il giornale per cui ha lavorato sinora sta morendo". Uno dei post di Sinavar è questo:

I colleghi della redazione, vista la mia difficile situazione finanziaria, hanno fatto una colletta. La maggior parte di loro non li ho mai nemmeno incontrati. Per queste cose ci si può commuovere. E sono azioni che dovrebbero far riflettere chi ha stroncato "uno dei più begli esempi di giornale on-line", come disse Paolo Serventi Longhi a un anno dalla nascita del Nuovo.it con una dichiarazione all'agenzia AdnKronos.

23.1.04

Presente


Vivacity.it, il giornale online di informazione locale con portali in 35 città, si avvia verso la chiusura. L’editore, il gruppo Unicredit, ha infatti deciso di ‘spegnere’ questo importante organo di informazione il 31 marzo, ritenendolo ‘non strategico’. Questo nonostante il giornale online, nei suoi tre anni di attività, abbia conosciuto uno sviluppo ed un successo oltre ogni previsione: solo nel 2003, infatti, il numero pagine viste ha sfondato il tetto dei centomilioni (350mila pagine al giorno), facendo diventare Vivacity il primo portale italiano di informazione locale in Internet. La particolarità del giornale è stata quella di utilizzare in maniera innovativa il media: accanto alla redazione centrale situata Roma, che coordina il lavoro, i diversi collaboratori garantiscono un costante e tempestivo apporto di notizie direttamente dalle città. La decisione dell’editore, quindi, prevede la chiusura di una redazione romana che al suo interno conta 25 dipendenti, tra cui 11 giornalisti, e all’esterno una sessantina di collaboratori e corrispondenti in tutta Italia, che fungevano da vere e proprie ‘antenne’ sensibili sul territorio.

Diversa la sorte delle due categorie di giornalisti. Da una parte Unicredit ha scelto di incorporare la società Vivacity Spa, mantenendo in questo modo il posto di lavoro ai dipendenti della redazione centrale (sebbene per loro si profili un futuro impiegatizio da bancari e non giornalistico). Dall’altra il gruppo bancario ha già provveduto a disdire i contratti di collaborazione (i cosiddetti co.co.co) dei corrispondenti dislocati nelle 35 città. Per contrastare il provvedimento del gruppo bancario, che scontenta tutti, e tentare di mantenere in vita Vivacity, redattori e collaboratori insieme hanno intrapreso una lotta sindacale affiancati dalla Fnsi, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Si è costituito anche un Comitato dei Collaboratori riconosciuto dalla redazione centrale, che ha intenzione di avviare una battaglia affiancandosi al Cdr stesso nelle trattative con il proprietario. Obiettivo primario è quello di scongiurare una chiusura che si aggiungerebbe alle altre recenti ‘capitolazioni’ di testate giornalistiche in Italia, un fenomeno divenuto sempre più preoccupante per la pluralità dell’informazione nel nostro Paese.


Passato
Il portale Vivacity.it nasce nel 2001 sotto la guida di Kataweb. Nel marzo del 2002 si costituisce come testata giornalistica autonoma e diventa una Spa gestita in maggioranza da Unicredit. Solo nello scorso aprile il 10 per cento ancora in mano di Kataweb viene acquistato da Unicredit, che risulta ora l’unico proprietario. Nelle intenzioni del gruppo bancario, Vivacity doveva servire a fornire un servizio di informazione locale e nazionale gratuito all’intera collettività, con particolare attenzione alle città coperte dal portale, e, parallelamente, a sviluppare l’home banking del gruppo abituando i clienti e potenziali clienti della banca ad uno strumento come Internet. In questi tre anni Vivacity diventa un vero e proprio network di giornali locali, si arricchisce di notizie sempre più complete e capillari, servizi per ‘vivere la città’ (compresa un’agenda di eventi e appuntamenti locali fornitissima in ogni realtà), arrivando a chiudere accordi di collaborazione con Yahoo (che linka sul proprio sito le pagine cittadine di Vivacity) e avviando propri freeinternet e freemail che incontrano il gradimento degli utenti.

Il successo, dal punto di vista puramente editoriale, è netto e limpido sotto ogni profilo, ma improvvisamente Unicredit ritiene non sia più strategico, decidendo semplicemente e velocemente di chiudere l’esperienza. Quest’ultima notizia produce fra gli utenti di Vivacity un’ondata di sdegno e protesta: tantissime sono le lettere e mail che in questi giorni vengono inviate alla redazione sia dai lettori che da enti e istituzioni italiane, per esprimere solidarietà a giornalisti e collaboratori, sottolineando nello stesso tempo l’utilità del servizio offerto da Vivacity a favore delle comunità locali e inoltrando accorati appelli a Unicredit affinché il prodotto non venga cancellato da Internet. Tutto questo a ulteriore testimonianza di come Vivacity abbia svolto e stia tuttora svolgendo in pieno la propria missione, al punto da rappresentare, con la sua chiusura, una grave perdita ed un duro colpo per l’intero mondo dell’informazione.


Futuro
....

7.1.04

Prime news del 2004

Il nuovo anno ha portato numerosi accessi in questo blog, sintomo che la chiusura del portale interessa - preoccupa e spiace - a molti lettori. Un sentito grazie va ai numerosi utenti che ci hanno inviato email.

A Marta speriamo di poter rispondere presto e di farlo annunciando la riapertura del portale. Intanto in Rete si moltiplicano gli articoli, i commenti, i blog che parlano della chiusura di Vivacity: da Mantellini, Dotcoma, Infocity, Corriere della Sera etc.

Ultimo apparso è un articolo su "Il Barbiere della Sera" è "Katacity e Vivaweb" che ripercorre la storia del portale.

5.1.04

Basta polemiche inutili
Vivacity chiude e l'unica battaglia da fare è quella per la sua sopravvivenza, non certo la gara chi è stato più bravo o chi sia più o meno tutelato


E' difficile. E' difficile accettare una decisione come quella di chiudere il giornale per il quale hai lavorato, duramente, per tre anni. Il giornale che hai "pensato", progettato, costruito, realizzato e alla fine portato al successo.

Un successo costruito con il lavoro di squadra, con l'impegno di un folto gruppo di persone: direttore, caporedattore, redattori, corrispondenti, grafici, tecnici, amministrazione, marketing e commerciale e, naturalmente, management della società.

La decisione di porre fine a questa esperienza editoriale è, dal mio punto di vista profondamente sbagliata, nel merito sia editoriale che strategico aziendale. Nel primo ambito perché Vivacity è l'unico network di giornali locali on line esistente in Italia e, dopo tre anni di vita, si era riuscito a costruire una propria autorevolezza informativa e una propria affidabilità, testimoniata dal numero di lettori che aveva saputo conquistarsi.

Dal punto di vista aziendale rappresenta una profonda miopia strategica, soprattutto per un gruppo bancario che fa della comunicazione della propria immagine un impegno prioritario. E quale miglior mezzo per comunicare la propria immagine che un giornale apprezzato e autorevole quale è Vivacity?

Queste, comunque, sono considerazioni personali e come tali non hanno nessun altro valore.

Cosa diversa è però, cercare di guardare, con obiettività e freddezza, a quella che è stata la storia di Vivacity, in questi tre anni. Una storia fatta, e questo lo rivendico con forza, di grande correttezza e rispetto per le professionalità coinvolte nel progetto.

Se si vuole si può cominciare dai contratti. Proprio quegli orribili contratti co.co.co. sui quali tanto si spara. Mettendo da parte la mia personale antipatia per una forma contrattuale che poco tutela i lavoratori, una cosa va detta: Vivacity, e di questo mi assumo meriti e responsabilità, ha sempre contrattualizzato i corrispondenti, anche tre anni fa, ovvero quando la legge non ne imponeva l'obbligo.

Era una forma di garanzia per i corrispondenti stessi, garanzia che l'editore s'impegnasse a pagare, a fronte di un lavoro, una cifra certa in tempi certi. Chi ha esperienza del mondo dell'editoria sa che non è poca cosa.

Tutto questo non per incensare il mio lavoro o quello di altri ma perché non c'è nulla di peggio, in queste situazioni, che si scateni una "guerra fra poveri", che s'inneschino polemiche puerili e sterili su "chi lavorasse di più, chi meno" o anche che "la redazione di Roma non abbia fatto abbastanza per tutelare i corrispondenti".

Vivacity non poteva permettersi di assumere oltre 60 persone in giro per l'Italia, non era proponibile. E poi i corrispondenti erano le nostre "antenne sensibili" nelle varie città, i professionisti del territorio che ci dovevavno segnalare i temi forti, i problemi, i necessari approfondimenti. I giornalisti ai quali Roma si rivolgeva per andare a fondo a una notizia, per un'intervista, un'inchiesta. Per il resto, la maggior parte della cronaca, diciamo così, spicciola, la copriva la redazione centrale con le agenzie.

Certo, in alcune città, non dirò ovviamente quali ma ognuno conosce il valore del proprio lavoro, i colleghi si erano trasformati in veri e propri corrispondenti, che stavano sulla notizia, che bruciavano l'Ansa, che scovavano storie che, a volte, neanche i quotidiani locali avevano. Professionisti di livello e come tali valutati, sia in ambito economico che di rapporto fiduciario e professionale, molto più di altri.

Inutile allora urlare al vento l'inerzia della redazione romana, che non c'è certo stata, nè, tantomeno, la scarsa propensione dei giornalisti di Roma, a tutelare i colleghi co.co.co..

La decisione di chiudere Vivacity è un colpo pesante per tutti, per il direttore, il caporedattore e i redattori di Roma, giornalisti professionisti da anni, a volte da decenni, con carriere di alto profilo, che si trovano di fronte un futuro da oscuri impiegati di banca.

E' un colpo duro per i corrispondenti, soprattutto per i più bravi, che più si erano impegnati in questo progetto, sacrificando altre possibilità professionali, e che ora si ritrovano in grandi difficoltà.

E' un colpo duro per tutti ma la battaglia è una sola: salvare Vivacity.it, far vivere il nostro giornale, non certo gareggiare a chi sia più sfortunato, a chi abbia fatto il proprio dovere sino in fondo, a chi sia il più tutelato. Queste sono beghe da cortile, non sono degne dei professionisti che lavorano e hanno lavorato per un grande giornale come Vivacity.it.


Daniele Chieffi

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